sab. Lug 31st, 2021

Il regista di Bobbio (Piacenza), classe 1939, verrà omaggiato nel corso della prossima edizione della kermesse francese

Il Festival di Cannes 2021 ha svelato la sua seconda Palma d’Oro: dopo l’annuncio del premio alla carriera a Jodie Foster, è arrivata la notizia che Marco Bellocchio verrà premiato sulla Croisette sabato 17 luglio, giorno della chiusura del Festival, con la Palma d’oro d’onore. Un nome, quello di Marco Bellocchio, che si è sempre distinto per l’originalità e l’impegno politico e sociale delle sue opere, come ha sottolineato il presidente della rassegna Pierre Lescure: «Ha sempre messo in discussione le istituzioni, le tradizioni, la storia personale e collettiva. In ciascuna delle sue opere, quasi involontariamente, o almeno nel modo più naturale possibile, ha rivoluzionato l’ordine costituito».

Nel 1965, a soli ventisei anni, realizza il suo primo lungometraggio, «I pugni in tasca», grande esempio di coraggio, potenza espressiva e maturità narrativa, molto rari da trovare in un esordio: uno spaccato della provincia italiana (piacentina in questo caso), dipinto senza indulgenze e che ancora oggi non lascia indifferenti. Negli anni Settanta dirige un grande Gian Maria Volonté in «Sbatti il mostro in prima pagina» (1972), documento che non fa sconti a un’epoca molto turbolenta e che si rivela anticipatorio delle problematiche della gestione dell’informazione in Italia; seguono «Nel nome del padre» (1972), allegoria post-sessantottina, e «Matti da slegare», documentario, co-diretto con Silvano Agosti, Stefano Rulli e Sandro Petraglia, che con estrema sensibilità e delicatezza riflette sulla condizione dei malati mentali. Con «Salto nel vuoto» (1980), ancora un ritratto della borghesia in declino, viene (indirettamente) premiato sulla Croisette, dove i due interpreti Michel Piccoli e Anouk Aiméè vincono nelle rispettive categorie. La produzione degli anni Ottanta e Novanta è accolta con giudizi altalenanti da critica e pubblico, ma negli anni Duemila Marco Bellocchio torna a colpire con «L’ora di religione» (2002), un’opera matura e affascinante su ateismo e cristianità, diretta in maniera splendida e presentata in concorso al Festival di Cannes, dove riceve una menzione speciale della giuria ecumenica.

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