sab. Lug 31st, 2021

Rafael Casal e Daveed Diggs, autori e protagonisti della serie, raccontano la loro Oakland con ironia e impegno, passando fluidamente dal reale all’immaginario, senza trascurare i temi sociali e le tensioni razziali

A dicembre del 2018 Barack Obama pubblicò per la prima volta la sua lista dei film dell’anno, nella quale, tra un Black Panther e un Roma, si trovava anche Blindspotting, un piccolo indie girato dall’esordiente Carlos López Estrada. Le personalità più forti dietro il film erano in realtà gli sceneggiatori Rafael Casal e Daveed Diggs, che interpretavano anche i ruoli dei protagonisti Miles e Collins. I due sono amici nella vita reale e hanno lavorato insieme per anni a questa storia ambientata nella loro natale Oakland, California, che inizia come una buddy comedy e diventa man mano una tragedia sulle tensioni razziali, la gentrificazione e le violenze della polizia.

Casal e Diggs ora portano sullo schermo una serie omonima (su Starzplay da oggi), basata sugli stessi personaggi e lo stesso ambiente, che si svolge sei mesi dopo i fatti del film, ma danno il ruolo di protagonista a un personaggio secondario: Ahsley, la compagna di Miles, sempre interpretata da Jasmine Cephas Jones.

Miles, testa calda fonte di mille guai, viene arrestato per possesso di droga nei primi minuti dell’episodio pilota. Ashley e suo figlio vengono sfrattati e sono costretti a rifugiarsi dalla madre di Miles, entrando subito in conflitto con sua sorella Trish che ha un caratteraccio anche peggiore del fratello e si sta lanciando in un’assurda startup di spogliarelliste a domicilio. Allontanatasi dal ghetto da tempo, Ahsley appare ai vecchi amici triste e imborghesita – in realtà sarebbe più corretto dire “imbianchita” – e lei stessa è lacerata tra le sue radici e la voglia di essere altrove.

Di admin

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