22 Agosto 2019
  • 22 Agosto 2019
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1 Ottobre 2018

La Tavoletta Ouija – Scienza o Leggenda?

By Letizia 0 527 Views

La tavoletta Ouija è ancora oggi oggetto di grandi dibattiti tra studiosi dell’occulto e non.

Nasce nel XIX Secolo e diviene famosa solo nel secolo successivo. Per chi non lo sapesse, parliamo di una tavola, tendenzialmente di legno, con incise sopra delle lettere, che viene utilizzata per comunicazioni di tipo medianiche.

Le leggende sulla tavoletta non mancano. I piu grandi registi dell’horror, almeno una volta, l’hanno menzionata o inserita all’interno di uno dei loro film.

Se penso alla mia infanzia, la tavoletta ouija era una di quelli oggetti considerati proibiti, che venivano portati nelle gite scolastiche o disegnati sulla pavimentazione di un sottoscala nel cortile della palestra dove ci allenavamo per i tornei di pallavolo tra scuole.

Personalmente, ne io, ne le mie amiche, abbiamo mai assistito a nessun fenomeno inspiegabile, ma le storie relative a fatti strani successi sempre a qualcun’altro, erano raccontati con grande enfasi e mistero.

Ma sono mai state fatte indagini scientifiche?

La giornalista Linda Rodriguez McRobby, in una sua pubblicazione, spiega l’effetto “idiometrico” in relazione all’utilizzo della tavoletta.

La planchette, (piccolo puntatore che viene utilizzato come mezzo di comunicazione da parte di un eventuale essere sovrannaturale), viene toccata da tutti i partecipanti alla seduta spiritica.

Si pensa che nei momenti di forte tensione, il nostro cervello, manda degli impulsi involontari alle nostre dita e braccia, in questo modo potremmo vedere scorrere la planchette da lettera a lettera sulla tavola, anche se ogni partecipante confermerà di essere rimasto immobile.

In altre parole, è lo stesso subconscio a rispondere alle domande fatte dal gruppo, anche se l’informazione non sembra disponibile alla nostra mente cosciente.

Un esempio pratico potrebbe essere questo:

Durante una seduta eseguita da un piccolo gruppo di persone amiche di famiglia, mi raccontarono che chiesero all’entità evocata di descrivere come fosse morta. L’entità rispose “sul rogo”. Quando i partecipanti chiesero se fosse stata ritenuta una strega, rispose che in realtà era stato il parroco da cui aspettava un figlio, che l’avrebbe accusata.

Come è possibile avere questa risposta univoca da parte di tutti, per mezzo del subconscio?

Come spiega la Rodriguez, il subconscio lavora ancor meglio in gruppo. Parliamo di una classica storia da novella horror, le menti dei partecipanti, in qualche modo hanno condiviso e amplificato uno dei racconti comuni che era fino a quel giorno, sepolto nella loro mente.

Ma qual è il caso piu particolare e inspiegabile anche dalla Rodriguez?

Mi viene in mente il “caso Canitas”, Città del Messico.

Maggio 1982. Padre Thomas dormiva già da diverse ore all’interno della sua abitazione. All’improvviso il telefono squillò incessantemente. Rispose. Dall’altra parte delle cornetta una voce isterica e molto agitata iniziò a chiamare il suo nome. Sembrava fosse un giovane molto spaventato, che lo pregò di correre a casa sua, nel quartiere di Popotla, in via Cañitas 51.

Il pastore riuscì a farsi dire il nome del giovane. Si chiamava Carlos Trejo e affermava che qualcosa di spaventoso si trovasse in quel momento in casa sua. Il pastore si alzò, disse a Carlos che sarebbe arrivato in pochissimo e nel frattempo avrebbe dovuto mettere una bibbia aperta davanti all’ingresso.

Che cosa successe in quella casa?

Un grosso numero di amici si trovava a una festa organizzata all’ultimo nella casa di Carlos. Ebbe l’idea di togliere una tavoletta da sotto il letto e provare a utilizzarla.

La sorella di Carlos, Norma Trejo, credeva che il suo ex ragazzo fosse morto in un incidente stradale (in realtà la verità non era questa e l’ex fidanzato era solo sparito dalla sua vita), così propose di contattare il suo spirito per parlargli.

Il gruppo, composto da 14 persone, aveva bevuto parecchio e all’inizio nessuno si rese conto che la temperatura nella stanza era diminuita di parecchio;

iniziarono a farsi scherzi tra loro, fino al momento in cui il bicchierino usato come planchette, si ribaltò e in totale autonomia scrisse: «Non scherzate col diavolo.»

Norma, continuando a scherzare, chiese se fosse il suo ex ragazzo a parlare. La risposta fu molto chiara:
«Non sono il tuo ragazzo, cagna!»

Iniziarono a sbattere le persiane. Norma, incurante, continuò e chiese all’entità di manifestarsi. La risposta che ottenne fu:
«Sono qui con voi e ora mi trovo all’interno di Manuel.»

Manuel era il nuovo fidanzato di Norma, che si accasciò immediatamente a terra e iniziò a contorcersi flettendo il corpo in posizioni impossibili. Credendo che il ragazzo stesse ancora scherzando Carlos e altri due amici gli dissero di smetterla e uno di loro lo prese per un braccio. La forza mostrata dal ragazzo fu incredibile e lanciò via l’amico.

Il gruppo di amici andò nel panico e tutti si alzarono dal tavolo attorno al quale si erano seduti. Manuel continuò a contorcersi a terra con un’espressione terrificante in volto pronunciò più o meno questa parole:
«Non si può fermare quello che avete liberato!»

Da quel momento in casa Trejo iniziarono a cadere oggetti dai mobili, le sedie iniziarono a spostarsi, la temperatura scese ancora e le lampadine si ruppero; Manuel iniziò a parlare in una lingua sconosciuta con un timbro di voce distorto e innaturale e iniziarono tutti ad abbandonare la stanza.

Uno di loro iniziò a pregare, ma con un colpo secco la finestra della stanza si ruppe in mille pezzi e tutti scapparono, eccetto Manuel ovviamente.

Carlos Trejo e i suoi fratelli tornarono al mattino e non trovarono più Manuel, che sembrava essere tornato a casa sua.

In casa c’era un disordine incredibile e molti oggetti erano sparsi al suolo distrutti. Padre Thomas non raggiunse mai via Cañitas 51 perché quella notte cadde dalle scale spezzandosi il collo.

Lui fu la prima delle morti legate a quell’evento.
In casa Trejo nei giorni a seguire la situazione sembrò peggiorare e i fenomeni paranormali divennero molto più intensi.

Una notte Norma si alzò per andare in bagno e fece un urlo straziante; nel corridoio vide un’ombra di quello che sembrava un monaco incappucciato, aveva le unghie lunghe ed emetteva un rumore sinistro simile ad una risata. Norma prese tra le mani un crocifisso appeso al muro e l’ombra sparì.

I fratelli Trejo dopo poche settimane scapparono da quella casa e trovarono un’altra sistemazione. Sembrava che la psicosi del gruppo stesse aumentando.
Dopo Padre Thomas, morì Manuel in un tragico incidente stradale. Pian piano tutti gli invitati alla festa di quella sera di Maggio, morirono uno dietro l’altro, in strane circostanze. Ben 14 persone.

Carlos Trejo 10 anni dopo tornò a vivere in quella casa perché, a suo dire, era al centro dell’attività paranormale di tutte quelle morti.
Determinato a scoprire cosa volesse quell’entità liberata con la tavola Ouija, rimase lì diversi anni e scrisse anche un libro in cui riportò ogni fenomeno paranormale che visse.

Carlos è convinto che si tratti di una questione personale, ma non sembra aver subito danni consistenti dall’entità che vive nella casa.
Ad oggi è possibile visitare Casa Trejo, ma bisogna sottostare ad una regola scritta su un cartello posto all’ingresso:
«Vietato parlare di fantasmi, vietato fare foto a Carlos Trejo e vietato fare foto dentro la casa.»

Cosa è veramente successo in casa di Carlos? È tutto vero? Oppure è una trovata pubblicitaria?

E’ molto difficile stabilirlo, ma parecchi gosthunter visitano ciclicamente l’abitazione in cerca di qualcosa. Gli scienziati stessi non sono mai riusciti a stabilire se le morti avvenute cosi a poca distanza una dall’altra, fossero in realtà frutto di una qualche connessione psichica ancora non rivelata.

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