ven. Dic 3rd, 2021

Il nuovo film di Roberto Andò racconta la storia di un ragazzino, ricercato dalla camorra, che trova rifugio nella casa di un pianista

Scostando prudentemente le tendine delle finestre per non essere visto, Gabriele Santoro (Silvio Orlando) assiste a un litigio nel cortile dell’antico palazzo delabrè, in cui abita a Napoli. Sente un vociare insistito e dei loschi figuri cercare un ragazzino svanito nel nulla. Così inizia “Il bambino nascosto” di Roberto Andò, film Fuori concorso, che chiude in bellezza la 74esima Mostra del cinema di Venezia. Gabriele è un pianista che insegna al Conservatorio di San Pietro a Majella e vive, per scelta, nel quartiere popolare di Forcella come un corpo estraneo, avulso ai suoi abitanti, per lo più malavitosi, incolti, vestiti con abiti sgargianti e di cattiva fattura.

Gabriele in quel quartiere rifugge dalla vita altoborghese che avrebbe potuto condurre, con una famiglia di magistrati di peso alle spalle e, nello stesso tempo, dal suo talento pianistico che gli avrebbe potuto spianare una brillante carriera. In quell’appartamento, che conserva una bellezza aristocratica in mezzo agli altri, riempiti dalla volgarità dei soldi facili, sembra voler fermare il mondo, recitando versi di poesie, sottraendosi alla fatica di stare alla ribalta, al compromesso di un’esistenza decisa dal suo censo. Si è nascosto tutta la vita Gabriele ed è per questo che, quando nella sua casa scivola di soppiatto Ciro, il ragazzino che ha sfidato la camorra con gesto malavitoso, lascia che il ragazzino trovi rifugio nelle sue stanze, infilandosi in un vicolo cieco. Rischia la ritorsione della Camorra, da cui non lo salverà nemmeno la polizia, collusa con il sistema.

“Sei un protestante nel posto sbagliato”, gli dice il padre Roberto Herlitzka, magistrato in pensione, che ormai alla legge preferisce la potenza dell’amore. Intanto tra il maestro e il bambino inizia una convivenza, in cui Gabriele e Ciro si annusano, si subiscono e da cui sono reciprocamente incuriositi, come due animali opposti, che si attraggono e si detestano, quando l’uno diventa lo specchio dei difetti dell’altro. Ciro non vuol dire a Gabriele il motivo per cui è ricercato, mentre Gabriele tace al bambino i motivi della sua vita ritirata e solitaria. Ma i segreti più intimi di entrambi sembrano venire a galla dagli sguardi, dai gesti, dalle persone che entrano nell’appartamento e non sanno di essere osservati da altri occhi. E mentre tutta la comunità criminale pare stringersi attorno a loro minacciandoli, i due conviventi forzati crescono l’uno nel segno dell’altro.

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