sab. Set 25th, 2021

Attore, regista e nemico giurato di qualsiasi luogo comune riguardante Napoli e i napoletani, attraverso le sue gag Troisi scrisse un’autobiografia

Il 4 giugno 1994, esattamente 27 anni fa, se ne andava Massimo Troisi, ultimo genio della comicità nato ai piedi del Vesuvio. Attore, regista, sceneggiatore e nemico giurato di qualsiasi luogo comune riguardante Napoli e i napoletani. Lo vogliamo ricordare attraverso dieci sue battute indimenticabili. Che probabilmente valgono quanto un’autobiografia

Pippo Baudo lo intervista e gli chiede della sua città, Troisi ne approfitta per esibirsi in una formidabile prova teatrale di ironia: «Che dire di Napoli? Ci sta il sole. Ma non un sole normale: un pezzo di sole così e non piove mai», tanto che l’attore non riesce mai a indossare l’amato impermeabile da anni acquistato. C’è la musica: «Tutti girano sempre con chitarra e mandolino», tanto che è persino pericoloso per la circolazione stradale. Poi ci sono pizza e spaghetti: mangiare altro «è proprio vietato» e «nuje tenimm’ ’nu fegato tanto».

Come risolvere la piaga storica della disoccupazione a Napoli? Ci stanno provando con gli investimenti, raccontava Troisi a Non Stop, programma Rai che nel 1977 lo lanciò con la Smorfia, «soltanto che poi la volontà ce l’hanno messa… però hanno visto che con un camion… quanti disoccupati possono investire? Uno, due… quelli sono tanti». Se proprio lo Stato intende aiutare Napoli, una soluzione ci sarebbe: «Devono fare i camion più grossi». Da Scusate il ritardo, suo secondo film. Il fratello del personaggio interpretato da Troisi è attore comico (Franco Acampora), sale sul palco a ricevere il premio Napoli, saluta, ringrazia e se ne va. Dalla sala, popolata dalla ricca borghesia cittadina, qualcuno mugugna: «E questo sarebbe un attore? Avrebbe potuto fare almeno una battuta». Troisi interviene contestando: «Perché un attore comico deve fare per forza una battuta?» Poco prima era stato un scienziato a ritirare lo stesso riconoscimento. Cosa avrebbero dovuto dirgli? «Pufesso’, questo è il premio ma, per il pubblico, ci inventi qualcosa, scopra ’na cosa».

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