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2 Ottobre 2018

[Curiosità] Il Messaggero – Il tramite è nelle palpebre

By Sara Alvi 0 190 Views

 

Vita e Morte, dimensioni opposte con linee di demarcazione evanescenti, tanto da immaginarle non come frontiere, ma come trincee in cui alcune anime si bloccano senza proseguire il percorso delineato.


Il giovanissimo Matt (Kyle Gallner), colpito da un cancro, apprenderà quanto labile possa essere il confine e come facilmente si calpestino le diverse dimensioni, intrecciandosi.
Diretto da Peter Cornwell e del 2009,il Messaggero fonde la difficile battaglia contro la malattia del secolo con delle pratiche occulte più intriganti: la negromanzia.

1987, benché in pessime condizioni economiche e ritenendola la scelta migliore, la famiglia Campbell si ritrova catapultata in una casa vittoriana d’occasione per avvicinarsi alla clinica nel Connecticut che tenta una radioterapia sperimentale sul ragazzo. Sin dal principio, la dimora, è resa ancor sinistra dall’ampio scantinato con vetrata oscurata con porta inaccessibile che il primogenito sceglie come sua stanza per sentirsi di minor peso e per nascondere le allucinazioni apparentemente da effetto collaterale della terapia. Questo, un tempo adibito a lugubre uso, sarà il fulcro propagatore che, trovata sbloccata una mattina misteriosamente l’entrata, invaderà di presenze l’intero perimetro dell’abitazione.

La pellicola attraverso il personaggio volutamente cadaverico di Matt, la sua malattia, il dolore e l’estenuante lotta crea un punto di sutura i due lati: una terra di non morte a cui il protagonista sembra avvicinarsi ed appartenere sempre più, alla stregua delle presenze agonizzanti che solo lui per via della vicinanza al buio eterno, come gli rivela il suo unico amico di Padre Popescu, può percepire.


Basato su indubbie esperienze paranormali vissute dalla famiglia Snedeker tra gli anni ’60-’70 nel Connecticut, la trama è percorsa dalla sensazione di perenne bilico, da una realtà onirica e faticosa che si trascina come il giovane, che stempera però il suo amaro nel finale con una sorta di “tana libera tutti”.
Ritenuto poco originale per la vicinanza nella narrazione e nelle inquadrature ai grandi capisaldi dall’horror, con colpi di scena prevedibili, poca suspense e finale scontato, è un film che si adatta all’indole dello spettatore, alla sua sensibilità al dramma e che merita di essere giudicato singolarmente solo dopo avergli dedicato il tempo necessario. Indubbiamente di poco impatto visivo suscitando poco terrore nella spettatore, mira alla perenne connessione tra corpi, anime e vivi segnati dalla sofferenza al punto di sembrare inadatti alla dimensioni in cui risiedono, che è ricalcata nella focalizzazione sugli ectoplasma: sostanza nella quale si materializzano gli spiriti. L’immateriale prende forma mentre la materia si stempera.

Non resta che trarre il vostro giudizio…Buona visione!

Sara Synyster Addams

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